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Tutto quello che c'è da sapere sul PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale)

Cos’è il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD)? Tutti ne parlano, molti ci mettono davanti gli hashtag (#), che fa sempre molto digitale, ma in realtà in quanti lo conoscono davvero?

La prima volta che si è parlato di un Piano Nazionale per la Scuola Digitale che avesse come obiettivo il rimodellamento degli ambienti didattici e la promozione dell’innovazione digitale a scuola era il lontano 2007. Il progetto fu lanciato l’anno dopo dal Miur – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – con un percorso strutturato che prevedeva azioni diverse ma funzionali per gli stessi obiettivi:

“Modificare gli ambienti di apprendimento, realizzando sistemi di educativi vicino ai nuovi linguaggi e processi di apprendimento degli studenti e ne favoriscano lo sviluppo e il potenziamento delle competenze individuate nella Strategia Europa 2020, con il fine ultimo dell’inserimento nel rinnovato mercato del lavoro” e ancora “Formare i docenti a nuove metodologie didattiche, che attraverso l’uso delle tecnologie, consentano il passaggio dalla didattica trasmissiva ad un apprendimento collaborativo ed esperienziale”.

Vediamo qual è stata la I fase del Piano Nazionale Scuola Digitale (dal 2008 al 2012).

Il Miur ha deciso di partire dall’oggetto simbolo della scuola, la lavagna, per iniziare la sua opera di aggiornamento. Niente di traumatico per gli insegnanti, le sembianze sono simili ma le occasioni per arricchire la didattica immense: è l’ingresso della LIM, la Lavagna Interattiva Multimediale, nelle classi. Con un’azione da circa 93 milioni di euro vengono così assegnate oltre 35 mila LIM e formati oltre 72 mila insegnanti all’utilizzo sia tecnico che didattico delle nuove lavagne.
Questo è il primo step per la familiarizzazione dei docenti con le nuove tecnologie, il primo di una lunga serie.

Con l’azione Cl@ssi 2.0 la visione è più ampia e anche il suo oggetto: l’intera classe deve essere il fulcro dell’innovazione. Lo slogan è “non più la classe in laboratorio, ma il laboratorio in classe” e viene messa in atto quella idea di modifica dell’ambiente di apprendimento alla base dell’intero progetto. Dal 2009, e nei tre anni successivi, 416 classi di ogni ordine e grado vengono equipaggiate di dotazioni tecnologiche e di supporto e formazione per i docenti, con un finanziamento complessivi di circa 10 milioni e mezzo.

L’azione Editoria digitale scolastica, invece, parte nel 2010, con l’intento di stimolare il mondo dell’editoria alla realizzazione di prodotti editoriali innovativi: i testi scolastici digitali. A questo scopo vengono destinati circa 4 milioni di euro e implementata una rete di 20 istituti scolastici, di vari ordini e gradi, che richiedono altrettanti prototipi di edizioni digitali scolastiche attraverso il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione.

Dopo aver attuato interventi che riguardano la classe, con le LIM e con i testi digitali, nel 2011 è ora di pensare all’istituto scolastico nel suo insieme. Parte così l’azione Scuol@ 2.0 che, con un finanziamento di 4 milioni e mezzo permette a 14 scuole di iniziare un percorso di innovazione tecnologica. Nel 2013 il programma è ampliato ad altre 21 strutture, per un totale di 35 Scuole 2.0 su territorio nazionale. Vengono attuate strategie che coniugano l’innovazione nella programmazione didattica con nuovi modelli di organizzazione delle risorse umane ed infrastrutturali dell’istituzione scolastica, realizzando uno spazio collettivo di apprendimento che si estende oltre i confini fisici dell’edificio e temporali dell’orario scolastico, con la creazione di percorsi formativi personalizzati e costruiti dai docenti assieme agli studenti.

Nel 2013 si apre la II fase del Piano Nazionale Scuola Digitale, con l’intento di diversificare gli interventi su base territoriale, per tener conto delle diverse esigenze di contesto. Il processo di digitalizzazione della scuola si inquadra all’interno dei più ampi obiettivi dell’Agenda Digitale, del governo e del sistema Paese; il Miur cerca dunque la collaborazione delle altre amministrazioni, locali e centrali, dello Stato.

Grazie agli accordi MIUR – Regioni il processo di innovazione digitale si fa più capillare grazie alla maggiore sinergia e collaborazione tra il livello centrale e quello regionale. Con un investimento ulteriore di 33 milioni di euro vengono assegnate altre 1.931 LIM, formate 905 Cl@ssi 2.0 e 23 Scuole 2.0.

L’azione Centri Scolastici Digitali (CSD) nasce invece per rispondere alle esigenze di quelle scuole situate in territori “disagiati”: piccole isole, zone montane, e così via. Le 45 iniziative di sostegno le dotano di infrastrutture tecnologiche e le collegano a scuole nei centri urbani.

Tutti questi cambiamenti necessitano ovviamente alla base un accesso a banda larga nelle scuole. Per cui nel 2013 si avvia l’azione Wi-Fi, che stanzia 15 milioni di euro per la connettività wireless nelle scuole. Le tipologie di progetto ammesse al finanziamento sono: ampliamento dei punti di accesso alla rete WiFi; potenziamento del cablaggio fisico; realizzazione o adeguamento dell’infrastruttura di rete (Lan/Wlan) di edifici o campus.

Infine con l’azione Poli Formativi vengono individuate alcune istituzioni scolastiche per l’organizzazione di corsi di formazione sul digitale rivolti agli insegnanti. Vengono stanziati 600.000 euro per l’anno 2013 per il funzionamento di 38 poli formativi provinciali e 1 milione di euro per l’anno 2014 che consentono la costituzione di altri 18 poli. Si registrano 25.056 richieste di partecipazione ai corsi da parte di docenti, e 2.473 autocandidature per diventare formatori.

Recentissimo implemento alle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale è l’attivazione degli Animatori Digitali, 8303 insegnanti addetti all’attuazione del Piano nelle proprie scuole. Per saperne di più sugli Animatori Digitali clicca qui.

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